La libertà d’opinione è un diritto inviolabile dell’uomo. Esso è in effetti uno dei capisaldi di qualsiasi vera democrazia (di qualunque modello economico). È fondamentale allora che chiunque possa esprimere le proprie opinioni ed idee (ricordo Voltaire e naturalmente il nostro Art 21).
Facciamo finta che insieme a 4-5 amici, creo un “gruppo” non meglio identificato, e comincio a pubblicare un giornale, periodico – aperiodico che sia, ovviamente tutto nei limiti del lecito (quindi siamo registrati ecc). Ci sovvenzionamo tramite: A. Il costo del giornale; B. una pagina di pubblicità alla fine del giornale (e neanche sempre) C. Sovvenzioni statali all’editoria. Tutto questo ci serve per: A. Mantenimento del gruppo (discreti stipendi, costi di registrazione, diritti editoriali ecc) B. Costi di stampa (carta, inchiostro, macchine) C. Qualcos’altro che non ricordo (non scherzo).
D’un tratto un uomo che possiede diversi gruppi editoriali (libri, giornali, tv) molto rinomati, sale al governo e ovviamente il suo gruppo prepara la finanziaria. La finanziaria prevede fortissimi tagli delle sovvenzioni statali all’editoria (quindi al giornale del nostro “gruppo”). Il “nostro” giornale rischia di chiudere. E vi chiede aiuto. Sottoscrizioni straordinarie se potete. È il manifesto che ci chiama. Io non posso sottoscrivermi per varie ragioni, ma cercherò di comprare tutti i giorni il giornale: ho cominciato stamattina.
Le sovvenzioni statali all’editoria sono state molto criticate, perché soldi pubblici destinati a giornali spesso di partito. In realtà le sovvenzioni sono nate per difendere la libertà d’espressione (anche quella dei partiti). Faccio un esempio pratico: il “gruppo” immaginario di prima ha un certo orientamento politico. Nessuno acquista il giornale perché lo crede troppo schierato ecc. Se il giornale dipendesse esclusivamente da sè stesso, chiuderebbe. Vuol dire che il “gruppo” non potrebbe più scrivere articoli, ovvero esprimere le proprie opinioni. Ma poiché in democrazia TUTTI devono poter godere del diritto della libertà d’espressione, è giusto che quel giornale continui a pubblicare. Con che denaro? Quello delle sovvenzioni statali. Ciò è inoltre una difesa nei confronti degli organi di stampa, editi da grossi industriali, le cui notizie sono vicine all’orientamento politico deli grandi imprenditori, i cui giornali infatti possono mantenersi a prescindere dalle sovvenzioni dello Stato, e che, in assenza di questi, sarebbero le uniche pubblicazioni nel panorama editoriale italiano. L’unica cosa contestabile in effetti, è l’abuso da parte di grossi nomi della stampa (sostenuti da gruppi editoriali privati - industriali), che guadagnano dalle sovvenzioni, semplicemente con un paio di firme di politici, addirittura di schieramento opposto, e con una tiratura enorme ma inutile, poiché invenduta (e spesso regalata). Chi infatti critica il sistema di aiuto editoriale, deve ben separare le piccole organizzazioni come cooperative, giornali di partito (magari quelli privi di industriali alle spalle) dagli abusi dei grossi gruppi editoriali-industriali.